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La 3m delle Piane di Mocogno
di I4BER, Goliardo
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Si tratta della solita 3m surplus
GTE, ottimamente conservata ma per noi gravata da un difetto
congenito : il modesto rapporto f/D . Uno 0.28 che non ammette deroghe:
necessario un sub-riflettore secondario con cui realizzare la struttura
Cassegrain con una doppia riflessione. Fortunatamente Vico
possiede l’originale fusione di tale riflettore secondario che e’ stato
usato per modellarci sopra, con tornio a lastra, una conveniente,
leggerissima copia in alluminio.
Non si creda che i problemi
associati alla sua illuminazione finiscano qui. OK, conosco la
distanza focale dello specchio parabolico primario, facile da
calcolare, ma del riflettore secondario non so praticamente nulla, a
parte che deve essere iperbolico per definizione e quindi lo sara’ , si
spera, per costruzione. Il suo diametro e la sua profondita’ purtroppo
non servono a definirlo come struttura geometrica, necessaria per
posizionarlo correttamente di fronte allo specchio primario.
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Vi ricordo che in una
iperbole si definiscono matematicamente due fuochi : uno deve essere
posto in coincidenza con quello del paraboloide ma con il
secondo, che deve coincidere col centro di fase dell’illuminatore,
barcolliamo nel buio. Per farla breve: bisogna in qualche modo
risalire alla sua equazione analitica che i suoi progettisti hanno
applicato per realizzarla molti anni fa oppure si va per tentativi
sperando nella dea bendata. Ma anche trovassimo sperimentalmente una
ragionevole soluzione avremmo sempre il dubbio che ne esista un’altra
migliore: roba da non dormirci la notte!
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Per
risalire alla equazione matematica che la definisce, bisognerebbe
MISURARE le coordinate geometriche della curva, con una spaziatura del
millimetro: altezza e distanza dal centro ogni mm , roba da diventare
idrofobi. Non lo si creda impossibile: con una pazienza certosina un
nostro collega IW4BTJ, Nino, lo ha fatto ed io ho i fogli con il
“milione” di numeretti da lui faticosamente determinati. Non poteva non
sbagliarsi: infatti facendo il grafico ho verificato che la curva ad un
certo punto faceva un salto inverecondo che mi ha consigliato a
desistere e saggiare qualche altra strada. Una soluzione
ragionevole e moderna e’ scaturita dopo aver ricevuto in regalo da una
delle mie figlie una macchinetta fotografica digitale.
La foto digitale ad alta
definizione ben contrastata permette di determinare con grande
accuratezza le coordinate geometriche del profilo iperbolico conoscendo
le quali si calcola l’equazione cercata e quindi di mettersi
nella condizione di poter determinare TEORICAMENTE sia la posizione del
sub-riflettore che dell’illuminatore.
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Io non sono un esperto di
queste soluzioni digitali e dei programmi associati ma conosco colleghi
che lo sono per cui mi e’ stato sufficiente fornire l’idea
per ottenere i numeri mancanti. Chi voglia approfondire la soluzione
consulti RR 1/2006 che ha pubblicato l’articolo a firma mia e del
collega ing. Bolli (non ancora OM ma lo convincero’!). Della
nostra “soluzione” digitale si parlera’ in Agosto in Germania
durante la Conferenza EME i cui organizzatori ne hanno accettato la
presentazione. L’antenna delle Piane e’ posta in mezzo ad
un prato troppo vicino a casa e ad alberi di alto fusto per cui la
minima elevazione di puntamento potrebbe essere anche superiore ai 20
gradi .
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Non avendo altra scelta ho dovuto accettare di
non poter vedere Lune basse ma meglio cosi’ che nulla !
Il sostegno dello specchio avviene tramite un
traliccetto di ferro (made by I4TTZ) non piu’ alto di un metro connesso
ad un robusto piede di calcestruzzo (un metro cubo in previsione di
sviluppi futuri).
Il peso di tutta la struttura meccanica (3
quintali?) e la rotazione azimutale si avvalgono di un cuscinetto
reggispinta centrale fornitomi da Nino, (IW4BTJ). Per il moto di
elevazione non ho usato cuscinetti. L’asse di rotazione appoggia su due
“bronzine” di plastica ed e’ comandato da due catene di trasmissione
con corone dentate e unico riduttore di velocita’ posto al centro (per
bilanciare lo sforzo di trascinamento). Sono previsti due
contrappesi indipendenti di circa 20 kg ciascuno posti ortogonalmente
all'asse di rotazione che sporgono di oltre due metri dagli appoggi. Il
bilanciamento verticale e’ perfetto: l’antenna, libera dalle catene di
rotazione, rimane dove la lasci, indipendentemente dal suo puntamento.
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L’illuminatore per i 10
GHz e’ costituito da una tronco-piramidale lunga 5 lunghezze d’onda con
un fascio di circa 40 gradi che puo scorrere lungo l’asse fuoco-vertice
del paraboloide. Le distanze teoriche sono riportate nell’articolo su
RR, citato in precedenza. L’antenna compie un giro in 20
minuti in entrambe le rotazioni. I riduttori di velocita’ sono di
recupero e sono comandati da due motori elettrici da tergicristallo
d’auto. Il puntamento e’ letto da due encoder differenziali da 1024
punti (effettivi sono 1024 x 4 = 4096) ma da sostituire appena
possibile per migliorare la precisione di lettura e
puntamento.
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L’interfaccia
encoder-computer dedicato, che permette di usare ROTORSYS per
l’inseguimento della Luna e del cielo, impiega Windows 98 , ed e’ opera
encomiabile di IW4APQ, Franco di Bazzano.
Il
transceiver di esercizio con 2 x IC202 (uno per Rx ed uno per Tx)
e’quello progettato e realizzato 20 anni fa che tutt’ora opera
decorosamente con i suoi 110 K di temperatura di rumore. Non sono
ancora disponibili i dati definitivi di ascolto: sono in attesa che il
metro di neve che ricopre l’antenna se ne vada: se ne riparlera’ a
Pasqua 2006, spero. Misure preliminari, prima del freddo e della neve
mi davano 1.8/1.9 dB di Moon noise e 15 db di Sole. Spero
di ottenere un po’ di piu’ magari con l’uso di un preamplificatore
aggiuntivo, specialmente desiderabile in previsione di applicazioni
radioastronomiche.
Inoltre
non sono ancora state fatte prove di trasmissione col mio ( e di I4CHY)
TWT che non sembra volersi decidere a fornire piu’ di una trentina di
Watt di uscita a 10 GHz, malgrado i quasi 5 mA di corrente di elica
(brutto segno). Ma non mi scoraggio perche’ tanto con SPECTRAN si
vedono anche le riflessioni piu’ anemiche!
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Dopo questa “breve”
descrizione del nuovo impianto debbo pubblicamente fare dei
ringraziamenti:
riguardano IW4APQ, Franco
e I4TTZ, Angelo per i loro interventi alle Piane, IW4BTJ,
Nino per quelli a San Lazzaro di Savena e della ESSAT di Daniele
Graziani a Bagnara di Romagna. Senza il loro aiuto e la
loro collaborazione l’impianto delle Piane di Mocogno sarebbe ancora un
piacevole sogno, uno dei tanti mai praticamente
realizzati.
Goliardo, I4BER.
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